La mia storia

"Mamma, vado a farmi un bagno". Ero appena ritornata da una giornata sulla neve. Avevo voglia di sentire l’acqua calda scaldarmi il corpo, volevo solo togliermi il freddo di dosso. Era il 3 gennaio 1993, l’ultimo giorno in cui ho potuto accarezzare tutti i miei capelli.

I ricordi sono indelebili, sono dei flash che ricostruiscono passo dopo passo la mia storia. L’acqua che cerca di scivolare via, ma non riesce a defluire, la schiuma che rimane ferma, poi finalmente vedo la ragione: una matassa enorme dei miei capelli era raggruppata nella piletta dello scarico.

Mi sono subito resa conto che li avevo persi tutti, in un colpo solo. Mi sono rialzata e con tutta l’acqua grondante sul corpo mi sono guardata allo specchio. Mi mancavano completamente i capelli sul davanti: ho urlato a squarciagola con tutto il fiato che avevo. Ero deturpata. Ho creduto di morire, per dei minuti interminabili continuavo a guardarmi allo specchio e a pensare: “Quella non sono io… Che mi sta succedendo? Perché proprio a me?”.

Mi hanno caricata in macchina, portata d’urgenza all’ospedale, io ero come in trance. Appena arrivati, il dottore ha sentenziato: alopecia areata. Ma la violenza con cui si è presentata a me quei medici non l’avevano mai vista prima… Ai miei genitori dissero che se con tale intensità fosse stato attaccato un organo vitale sarei morta in 24-48 ore. In quei momenti soffrivo, però ho sempre conservato lucidità e sicurezza in me stessa. Ero io che sostenevo i miei genitori, il mio fidanzato, i miei futuri suoceri.

Poi c’è stato l’incontro con la nuova fedele amica, la mia prima parrucca: è stato il regalo per quel compleanno così diverso. Mia mamma non riusciva a trattenere le lacrime, mentre la provavo. Io, per allentare la tensione, facevo mossette alla Marilyn Monroe, anche se dentro il mio cuore sembrava squarciato.

Il 7 gennaio avrei compiuto 21 anni, cinque mesi dopo dovevo sposarmi con l’uomo della mia vita, Nicola, che non mi ha abbandonata un attimo e non ha mai nemmeno pensato di rimandare la cerimonia. Avevo già scelto l’abito da sposa con un lunghissimo velo al quale ho dovuto rinunciare, per il semplice motivo che non avevo più i capelli ai quali attaccarlo.

Non è facile spiegare cosa significa guardare un viso e non riconoscerne più i lineamenti. Anche un gesto banale come mettersi i capelli dietro l’orecchio, io non lo potevo fare più. Avevo deciso che sarei comunque stata una sposa bellissima. Il destino ce l’aveva con me? Peggio per lui, avrei vinto io. Sono stata una sposa con un caschetto strepitoso, ho sempre sorriso e per quel giorno sono stata la principessa che avevo sempre sognato.

Ma non era ancora finita. Il destino per me aveva in serbo un’ulteriore prova: ho perso tutta la rimanente peluria corporea. Da alopecia areata sono passata ad affrontare quella universale. Non avevo più un solo pelo. Con la parrucca stavo benissimo, mi sono sentita quasi subito a mio agio, ma perdere ciglia e sopracciglia è stato un tormento, un dispiacere infinito.

E poi… I mesi passano, nascono i miei due figli. La prima cosa che ho chiesto dopo aver visto che erano sani, è stata: “Hanno tutti i capelli?”. Ero terrorizzata dall’idea di trasmettere loro questa maledetta malattia. All’inizio non parlavo con le persone di questa mia condizione per paura di non essere capita: la gente vede che sei senza capelli e pensa subito che stai facendo la chemioterapia o che sei affetta da chissà quale malattia (magari contagiosa….), e si allontana.

A un certo punto è scattata in me la voglia irrefrenabile di far conoscere la mia situazione. Mi è venuta frequentando gli ambulatori e trovando persone che soffrivano della mia stessa patologia ed erano molto più depresse di me. Mi sentivo diversa, e ho pensato che la mia positività potesse essere d’aiuto, ecco perché ho contattato l’Associazione nazionale alopecia areata e ho dato la mia totale disponibilità per aiutare e supportare queste persone.

L’importante è liberare chi è colpito da questa patologia dai pregiudizi sociali: noi non siamo diversi solo perché madre natura ci ha ridefinito l’estetica a piacimento, deturpandoci e derubandoci dei nostri caratteristici tratti somatici.

Un aiuto importante l’ho avuto anche dal Trucco Permanente comunemente chiamato Tatoo . Ciglia e sopracciglia disegnate, quindi. Il risultato? Un trionfo. Appena finito mi sono guardata allo specchio e dopo venti lunghissimi anni ho rivisto Claudia. Da quel giorno ho riacquistato la sicurezza, potevo sentirmi bella come donna.

 

cura alopecia areata   

Claudia Cassia